L’obesità infantile rappresenta un rilevante problema di salute pubblica, con un impatto in termini di benessere fisico e psicologico che non è limitato all’età pediatrica, ma che ha conseguenze a lungo termine. Le evidenze derivanti dagli studi epidemiologici documentano, infatti, un’associazione tra l’obesità infantile e un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e tumori in età adulta.
Per quanto l’obesità sia una patologia multifattoriale con un’eziologia complessa, si stima che la metà dei casi di obesità nei bambini siano attribuibili alla presenza a livello famigliare di fattori di rischio modificabili.
Se l’associazione tra stile di vita materno e rischio di obesità infantile è maggiormente studiata, i dati sull’influenza degli stili di vita del padre sono ancora limitati.
A questo riguardo, uno studio pubblicato il 29 gennaio 2025 sulla rivista Pediatrics ha valutato l’impatto sul rischio di sovrappeso/obesità del bambino dello stile di vita complessivo dei genitori (materno e paterno) durante la gravidanza.
L’analisi ha riguardato i dati di 4 coorti di nascita europee condotte in Francia, Paesi Bassi e Irlanda, per un totale di 25.000 bambini monitorati nel tempo.
Lo stile di vita materno è stato valutato tendendo conto di alimentazione, livello di attività fisica, consumo di alcol e fumo di sigaretta durante la gravidanza e indice di massa corporea prima della gravidanza. Il fumo e l’indice di massa corporea del padre in gravidanza hanno contribuito alla definizione dello stile di vita complessivo dei genitori, mentre la durata dell’allattamento, l’età all’introduzione di cibi solidi e l’esposizione al fumo passivo nel corso del primo anno di vita sono state le variabili utilizzate per definire lo stile di vita del neonato.
Solo una piccola percentuale di genitori aveva uno stile di vita “ottimale” (3-5% delle mamme, 2% considerando entrambi i genitori).
Lo stile di vita complessivo dei genitori è risultata la variabile più fortemente associata al rischio di obesità nel bambino, sia per numero di coorti in cui è stata osservata una significatività statistica che per l’entità dell’effetto.
L’effetto del solo stile di vita materno sul rischio di obesità è risultato di minore entità e con differenze tra le coorti, mentre l’associazione tra l’obesità e le variabili riguardanti il neonato non era più significativa dopo l’aggiustamento per lo stile di vita dei genitori.
Sono numerosi i possibili meccanismi in grado di spiegare quanto osservato in questo studio, per esempio il verificarsi di modifiche epigenetiche acquisite attraverso i gameti o l’ambiente intrauterino oppure l’influenza dei comportamenti dei genitori sullo stile di vita (per esempio l’alimentazione) del bambino.
Pur con i limiti dello studio e le cautele nell’interpretazione dei risultati, gli esiti osservati sottolineano l’importanza di interventi che coinvolgano il nucleo famigliare nella prevenzione dell’obesità e ribadiscono l’importanza dei professionisti sanitari che incontrano i genitori prima, durante e dopo la gravidanza nel promuovere stili di vita adeguati.
Antonio Clavenna



