Persistono le aree di inappropriatezza nella prescrizione
Il 10 novembre 2025 è stato presentato l’ultimo aggiornamento del rapporto dell’Osservatorio sui medicinali dell’AIFA: per quanto riguarda l’età pediatrica la novità più rilevante è rappresentata dall’aumento della prescrizione di psicofarmaci.
Farmaci in età pediatrica: persistono le aree di inappropriatezza già note
Il 10 novembre 2025 è stato presentato il rapporto dell’Osservatorio dei Medicinali (OsMed) dell’Agenzia Italiana del Farmaco, che analizza l’uso dei farmaci in Italia nel corso del 2024. Come già avvenuto per le passate edizioni, un capitolo del rapporto approfondisce la prescrizione di farmaci in età pediatrica.
Il quadro generale non presenta grosse novità: un bambino su due in Italia ha ricevuto almeno una prescrizione di farmaci, con differenze tra regioni (44% in Valle D’Aosta e 60% nella Marche). La prescrizione di farmaci avviene prevalentemente per infezioni acute e in particolare per le infezioni respiratorie e si concentra in poche classi di farmaci: tra i medicinali rimborsati dal servizio sanitario nazionale, antinfettivi, farmaci respiratori e ormoni sistemici rendono conto dell’80% di tutte le confezioni prescritte a bambini e adolescenti nel 2024.
Per quanto riguarda gli antibiotici (classe di farmaci più prescritta tra i medicinali rimborsati dal servizio sanitario nazionale), si confermano i dati già da tempo descritti: l’amoxicillina è l’antibiotico di scelta per le infezioni respiratorie pediatriche nelle linee guida, ma non nella pratica clinica.
Il betametasone è il secondo farmaco in ordine di prevalenza di prescrizione; se a questo si aggiunge che tra i farmaci maggiormente utilizzati vi sono anche cortisonici inalatori come budesonide e beclometasone, si conferma nuovamente l’approccio italico nel prescrivere i cortisonici (per os o inalatori) come trattamento sintomatico delle infezioni delle vie aeree, nonostante l’assenza di evidenze di efficacia.
Aumenta la prescrizione di psicofarmaci: dobbiamo preoccuparci?
L’aumento della prescrizione di psicofarmaci ha avuto grande risalto sui mass-media. La prevalenza è aumentata da 0,26% nel 2016 a 0,56% nel 2024 (da 3 a 6 per mille). È un dato da considerare con attenzione, ma è necessario sottolineare che, nonostante l’aumento, la prevalenza in Italia è inferiore a quella di altre nazioni europee (per esempio, Danimarca, Francia) e di molto inferiore rispetto agli Stati Uniti.
Quanto riportato nel rapporto OsMed non è del tutto inatteso. Numerosi studi italiani e internazionali hanno, infatti, segnalato un aumento di uso di psicofarmaci nella popolazione pediatrica, andamento che si è accentuato con la pandemia COVID-19.
I dati riportati da OsMed sono aggregati e non consentono valutazioni maggiormente dettagliate, ma da quanto emerge dagli studi disponibili l’incremento della prescrizione di psicofarmaci riguarda prevalentemente gli adolescenti, in particolare le ragazze, mentre è meno rilevante nei bambini in età scolare. L’andamento dell’indicatore “farmaco” rispecchia l’aumento della prevalenza di disturbi psichiatrici osservata nelle adolescenti dopo il COVID-19, soprattutto per quanto riguarda disturbi del comportamento alimentare, autolesionismo e disturbi dell’umore.
La stima della prevalenza di disturbi mentali in età evolutiva varia tra 10 e 20%. Non in tutti i casi è necessario ricorrere a un farmaco e per alcuni disturbi non è disponibile un’efficace terapia farmacologica, ma il divario esistente tra il dato della prevalenza di prescrizione e di quella dei disturbi suggerisce che il rischio di sovra-trattamento è improbabile. Al contrario, è possibile che ad alcuni bambini e adolescenti non sia garantito un efficace approccio terapeutico.
Nel valutare il dato riportato da OsMed occorre, infine, considerare le domande che non trovano risposta nel rapporto, per i limiti delle banche dati di prescrizioni: il farmaco è stato prescritto su indicazione di uno specialista? Per quale disturbo? Il farmaco era parte di un trattamento multimodale? Con quali esiti in termini di efficacia e sicurezza per il singolo paziente?
La risposta a questi quesiti richiederebbe l’attivazione di percorsi di monitoraggio dedicati, con il coinvolgimento attivo dei neuropsichiatri, dei medici delle cure primarie (pediatri di libera scelta e medici di medicina generale) e delle famiglie
https://www.aifa.gov.it/-/rapporto-osmed-2024-uso-farmaci-italia



