Il Laboratorio della Conoscenza ricorda Gianpaolo Donzelli

Il “medico inedito”: una nuova idea di cura tra scienza, relazione e umanità

 

Eravamo seduti in un bar… Gianpaolo, Alessandra ed io. Stavamo discutendo di quale fosse l’iniziativa migliore per ricordare un amico comune, Carlo Corchia, morto prematuramente. Io proponevo di riprendere l’organizzazione delle Giornate di epidemiologia pediatrica che avevano visto Carlo come promotore. Gianpaolo, subito sostenuto da Alessandra, propose di fare un passo in avanti, di dare vita a un “Laboratorio della Conoscenza”. Non poteva stupire che la proposta venisse da lui, perché una tra le tante qualità di Gianpaolo era quella di contrastare una separazione, che sovente caratterizza l’ambito medico, tra cultura scientifica ed umanistica, o come sosteneva Gianpaolo tra “scienze esatte e scienze umane”.

Non è facile ricordare Gianpaolo, non solo per il dolore che influenza i pensieri. Ricordare il neonatologo, o per meglio dire il perinatologo? il bioeticista? il cultore degli aspetti filosofici? il presidente della Fondazione Meyer? il poeta? l’amico?

Nei suoi ultimi tre libri (Medicina inedita. Uno sguardo nuovo su salute e malattia; Esperienza della malattia e spiritualità; Sotto il faro, tendere l’orecchio e il cuore) Gianpaolo affronta, da diversi punti di vista, la complessità del “prendersi cura”. 

In un mondo dove sembra prendere il sopravvento l’affidarsi unicamente alle tecnologie, Gianpaolo ha sviluppato un costante impegno a sviluppare riflessioni sulla complessità dell’atto medico. Egli sosteneva che “una nuova concezione della medicina è impossibile senza un uomo nuovo”. Il medico “inedito” non sarà “solo un laureato in Medicina che perderebbe in partenza la sua battaglia nel confronto con la tecnica, l’intelligenza artificiale, i robot, ma un soggetto ben più completo e complesso, che unisce in sé alle competenze mediche quelle sociologiche, psicologiche, umanistiche in generale, oltre a capacità personali di autorevolezza e reputazione”. E ancora “il medico inedito è colui il quale non crede sul piano empirico alla verità assoluta, ma è pieno di dubbi, diffida perciò da regole intoccabili e protocolli atti a mortificare curiosità e ingegno; sa che le “sensate esperienze” galileiane sono inutili se dentro il nostro intimo continuiamo a ragionare come tolemaici”.

Chi ha avuto la fortuna di conoscere Gianpaolo sa bene che queste parole non si esauriscono in belle riflessioni ma sono state la guida al suo agire quotidiano: Gianpaolo è stato un medico inedito. Non è possibile in poche parole riportare i tanti impegni che lo hanno visto protagonista. Vorrei solo sottolineare un aspetto. Un neonatologo di una Terapia Intensiva Neonatale corre il rischio, come sosteneva Carlo Corchia, di esaurire il proprio ruolo in quello di un ottimo anestesista. Gianpaolo non ha mai corso questo rischio. Quale Direttore di una UTIN in un Centro, il Meyer, che vedeva l’assenza di una U.O. di Ostetricia, è stato un assoluto protagonista nel sostenere l’importanza della medicina perinatale. Gianpaolo è stato il promotore di un documento di fondamentale importanza, la “Carta di Firenze” (Raccomandazioni per le cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse), volto a individuare i migliori criteri clinici ed etici di trattamento di neonati estremamente prematuri, sottolineando l’importanza di una gestione unitaria tra ostetrici e neonatologi e il ruolo centrale della relazione con i genitori.

Egli è stato un convinto assertore che “la malattia espone una condizione di fragilità, psicologica, fisica, sociale che richiede un tempo, anzi un sovrappiù di tempo”; da ciò deriva l’importanza della parola e dello sguardo: “sentire lo sguardo, le parole, il gesto. Salvarli dalla morte certa del dominio della medicina solo tecnicistica e tecno-burocratica”. 

Questa visione l’ha guidato anche nel ruolo di Presidente della Fondazione Meyer. Chi abbia potuto visitare il Meyer rimane colpito dall’attenzione posta non solo alla cura dei bambini, ma a facilitare, per quanto possibile, in termini di struttura e di Servizi, la vita delle loro famiglie. 

Gianpaolo ha dato piena attuazione a quanto sostenuto da Giorgio Bert che al termine “medicina basata sul paziente” preferiva l’accezione “basata sulla relazione”.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto è necessario sottolineare che la relazione, che richiede da parte del professionista l’acquisizione di specifiche competenze (counseling, medicina narrativa) era assai facilitata per quanto riguarda Gianpaolo dalla gentilezza e umiltà che lo caratterizzavano. Come egli sosteneva: “come riportare l’umanità al centro? Rispolverando un valore, una virtù che spesso non viene presa in considerazione: l’umiltà. In un campo in cui la fiducia è la chiave del successo, l’umiltà in medicina è vista quasi come una debolezza. Essere umili pone le basi per avere altre virtù come pazienza, compassione, autocontrollo, gentilezza e diligenza. E molte di queste importanti virtù sono integralmente connesse all’essere un buon medico.” 

Umiltà, gentilezza e grande sensibilità, una sensibilità che ha spesso sfiorato la sofferenza. Una sensibilità che emerge dalle sue poesie nel libro “Stupore della nascita”: non vi è traccia di retorica nelle sue composizioni, solo l’emergere della ricchezza del suo essere.

Se penso a Gianpaolo, accanto al dolore per la sua morte, vi è il rammarico di non aver avuto più occasioni per confrontarmi e imparare da lui. Gianpaolo mancherà al Laboratorio, lui non è sostituibile. L’impegno che possiamo prendere è quello di non tradire il suo pensiero (un invito a leggere i suoi testi!) e il suo agire. 

Dante Baronciani

Donzelli G., Spadafora P.   Medicina inedita. Uno sguardo nuovo su salute e malattia. 2021 La nave di Teseo editore-Milano

Donzelli G. (a cura di), Esperienza della malattia e spiritualità. 2021 La nave di Teseo editore-Milano

Donzelli G. Sotto il faro. Tendere l’orecchio e il cuore. 2024 La nave di Teseo editore-Milano

Donzelli G. Stupore della nascita. 2012. Passigli Editore, Firenze