Screening: affrontare le criticità

Benefici, rischi e complessità nella valutazione dei programmi di screening

Lo screening non può esaurirsi nell’effettuazione di un test ma richiede la definizione di un programma di screening. Un programma che affronti innanzitutto problemi di carattere organizzativo: dalla qualità dei laboratori, ai tempi che intercorrono tra effettuazione ed esito del test di screening e diagnosi definitiva, alla presa in carico dei falsi positivi (non solo da parte del centro di riferimento) ma non trascuri l’aspetto valutativo, ovvero quanto lo screening sia efficace nel singolo contesto. Rispetto a quest’ultimo punto non si tratta solo di monitorare il tasso di falsi positivi ma è necessario verificare, attraverso il follow-up, la validità dell’intero percorso, con particolare attenzione all’accesso alle cure e al prendersi cura.

Una particolare attenzione dovrebbe essere rivolta al tema della comunicazione o, per meglio dire, della relazione. Il primo aspetto è relativo all’informazione che deve essere fornita per garantire che il consenso sia davvero “informato”. L’adozione di strumenti quali infografiche, video o altri ausili decisionali possono facilitare la comunicazione. Accanto a questi è necessario un programma di formazione rivolto ai professionisti con particolare attenzione al tema della comunicazione del rischio. Una formazione che non può essere rivolta solo ai professionisti dei centri di riferimento che garantiranno la presa in carico dei soggetti positivi, ma dovrà riguardare anche quelli impegnati nell’effettuazione del test di screening. L’aspetto della formazione diventa rilevante allorché si affronti il tema del prendersi cura dei soggetti diagnosticati come positivi. Per quanto detto precedentemente una particolare attenzione dovrà essere rivolta a come accompagnare la famiglia, e successivamente il bambino, nell’incertezza che spesso caratterizza il tempo che intercorre tra la comunicazione di diagnosi e l’eventuale insorgenza della patologia. Si tratta di garantire da un lato la formazione dei professionisti che saranno interlocutori della famiglia, dagli specialisti ai pediatri di famiglia, dall’altro di offrire la possibilità di un supporto psicologico qualora si renda necessario.

È evidente che, lungi dal calcolare i costi dello screening analizzando unicamente i costi di laboratorio e annessi, sia necessario valutare i costi dell’intero percorso assistenziale. Lo screening è efficace solo se si garantiscono le cure che possono modificare la storia naturale. Se non si opera in tal senso si rischia di non garantire l’equità di accesso per la mancata attivazione delle risorse necessarie, con relativi squilibri territoriali (già presenti in altri campi della sanità pubblica).

Su questi temi il Laboratorio della Conoscenza “Carlo Corchia”, in collaborazione con l’ACP, organizza, il 18 e 19 settembre 2026 a Cesena, un confronto tra filosofi della scienza, bioeticisti, medici legali, psicologi e clinici, per comprendere cosa sia necessario fare affinché il rapporto tra benefici e rischi possa risultare favorevole.

Di Dante Baronciani

EDITORIALE PUBBLICATO IN QUADERNI ACP 3/2026